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5 aprile 2012

Intervista ad Angelo Merante :cos'è l'inismo,arte e forma dal segno alla parola


 

L’Inismo: idee e forme nuove dal segno alla parola

L’evoluzione della poesia, nell’arco di tempo compreso fra la seconda metà dell’Ottocento e oggi, è riassumibile in una sequenza di frantumazioni, dirette a nuclei compositivi via via più piccoli e densi: aneddoto, frammento, verso, parola, lettera, fonema. In un passato ancora recente, con il contributo decisivo delle avanguardie, le lettere e i fonemi tratti dalla scissione delle parole sono stati la base per un rinnovamento della poesia (anche nel senso di averla avvicinata a una fusione tra i “generi”: grafico, visivo, sonoro, materico e altro). Tuttavia, è da rilevare che le poetiche centrate su lettere e fonemi trovarono il proprio limite nei loro stessi elementi costitutivi, nella totale identificazione con essi.

L’Inismo (da INI: Internazionale Novatrice Infinitesimale) ha mirato al superamento di tale limite, dimostrando che dalla scissione delle parole emergono anche i segni (nel senso più ampio, sia materiale: grafie, colori, fonemi, suoni, immagini, forme, sia immateriale: idee, sensazioni, sentimenti). Non contaminati dall’uso convenzionale, i segni possiedono valenze poetiche nuove e dalla loro combinazione – libera e articolata su piani diversi e simultanei – è scaturita una poetica di non facile delimitazione. Gabriele-Aldo Bertozzi, fondatore dell’Inismo, la delinea lucidamente. L’Inismo, corrente creatrice costituitasi a Parigi e Roma nel gennaio del 1980 e rapidamente diffusasi in Europa e nelle Americhe, ha accolto, dall’origine, la definizione di avanguardia. Il progetto poetico inista, unitario e insieme aperto verso ogni ambito espressivo (simultaneamente, di qua e di là dalla parola), mira a una comunicazione estetica che dai segni estrae e ricompone “parole” grafiche, cromatiche, musicali, architettoniche e altre, inedite o dai sensi inediti. Gli inisti hanno captato, ridefinito e allargato implicazioni e conseguenze dei rapporti fra novazione poetica, coscienza e conoscenza, evidenziando di pari passo le principali ripercussioni del processo creativo sul piano etico. Dalla scissione della parola, all’espansione-espressione del segno (elemento puro, quintessenziale, infinitesimale appunto) in nuove parole, il tragitto creativo inista si esplica nell’unire emozione e inventiva, vissuto e anticipazione, per trasmutare la visione in visionarietà, la percezione in sensibilità, l’immaginario in pathos dell’inimmaginabile. Partita dall’estetica, la rivoluzione inista si impregna di valori etici: l’arte del fare si fonde con l’arte di essere.

Le opere iniste di Angelo Merante

Intervista a cura di Francesca Ancona

1) Allora se ho ben capito l’Inismo, che possiamo definire nuova corrente, abbraccia più rami artistici, poesia, musica, pittura, fotografia e tanto altro… giusto?

L’opera creativa, intesa quale “elemento che produce significati”, è (fin dall’inizio) il bersaglio dell’inista: trovare e vivere pienamente il nuovo sentire per giungere – nell’operatività – a un nuovo fare. La capacità di essere nuovo – ciò vale per l’apporto di una corrente, così come per quello di un singolo autore – risiede nella capacità di comprendere l’oggi e, soprattutto, avere coscienza delle trasformazioni in atto nella società. Occorre vivere tali trasformazioni, operando, con il proprio contributo creativo, per accelerare i processi evolutivi in atto. La “N” dell’acronimo I.N.I. (o più semplicemente INI), dal quale deriva appunto Inismo (INI + “ismo”), sta per Novatrice, forma equivalente a “innovatrice” e di immediata comprensione anche in francese (è identica) e in inglese (novator). Il richiamo al nuovo (nel sentire e nel fare) è perciò intenzionale.

Ciò premesso, per entrare nello specifico, siamo convinti che le opere creative e novatrici (dunque, non soltanto le nostre) non siano delimitate da un solo piano di lettura. È un processo che va oltre l’arte e la poetica ma del quale l’arte e la poetica sono parte integrante e preminente, se si intendono arte e poetica nel senso più ampio. Dagli anni ’80 a oggi, molte trasformazioni si sono realizzate nelle società. Non si tratta soltanto di “sentire” l’essenza multimediale nel vivere odierno. È nuova la sovrapposizione dei piani espressivi (ciò traduce la somma di tanti sentire in un unico segno, vale a dire un significante, e questo, a sua volta, è capace di generare molteplici significati in simultaneità) fenomeno quanto mai diffuso oggi che di fatto amplifica la portata rivoluzionaria della poetica, qualora se ne abbiano coscienza e consapevolezza.

La poetica, oggi, dovrebbe essere intesa sempre nel suo significato più ampio, includendo – addirittura, oltrepassando – tutti i vecchi settori operativi (poesia, musica, pittura, romanzo, teatro, fotografia, architettura, cinema, moda e altri) in un’espressione creativa unitaria e totale. Le opere degli inisti sono il paradigma di un apporto cosciente, meditato e costante in tale direzione. Non importa essere i primi (è più importante, infatti, avere la coscienza di esserlo) e, forse, neppure conta essere i migliori (è importante, invece, agire per essere coerenti con il proprio sentire il tempo e le sue coordinate). Essere all’avanguardia si realizza nella sistematicità nell’azione e nella lucidità operativa nel progetto. Nell’idea inista: il fare di oggi modella il sentire di domani. Ecco perché, in avanguardia, «il creatore – oggi – è colui che prepara il poeta di domani».

L’opera, secondo noi, è creazione, non riproduzione (non ci stanchiamo di ripetere che non abbiamo mai preteso di essere né i primi né gli unici, solo rivendichiamo la sistematicità di un’azione nuova e novatrice, anche politica e sociale, oltre che creativa, emotiva, etica e poetica, che continua – senza ripetersi, per quanto ne siamo capaci – da più di trent’anni).

2) Questo movimento artistico, fondato nel 1980 da Gabriele-Aldo Bertozzi, nasce proprio in un momento di crisi per l’arte italiana e non, voi vi sentite innovatori e esclusi da tale crisi. Perché allora l’Inismo non ha ancora assunto la popolarità di altri movimenti precedenti, come la Pop Art, l’Impressionismo, il Cubismo ecc.?

Il segno della poesia si è fatto realtà. S’integra continuamente nella realtà, assumendone la sostanza. Ci sono inisti che indossano le loro scritture e parole e inisti che le fanno rilegare come architetture in marmo e seta per poterle collocare in bella mostra nella propria libreria. Lo abbiamo sempre fatto. Continueremo (semmai, in modo più esteso) a farlo. Solo per comodità, a volte, le esponiamo come quadri. Continueremo (semmai, in modo più esteso) a farlo. È una visione nuova a cui corrisponde un nuovo agire. Il nuovo (benché immerso nella vita e nel vivere) è sempre stato e, probabilmente, sempre sarà avvertito dalle masse con sospetto. L’uomo per sua natura ha timore di ciò che non conosce e occorre un tempo mai breve per cominciare ad assorbirlo e comprenderlo (ammesso che sia valido e in grado di veicolare e diffondere valori universali). Quando ero bambino, nei primi anni ’60, ricordo bene la polemica fra chi sosteneva la pittura di Picasso e chi – principalmente, perché non riusciva a capirla – la contrastava, etichettandola nei modi meno  consoni al valore che oggi è condiviso e comincia a radicarsi nel sentire comune. Altrettanto era accaduto per la pittura di Caravaggio e per quella degli Impressionisti. Per van Gogh, anche.

Un periodo – per così dire – di stagionatura e sedimentazione è stato necessario per il Futurismo e per Dada. Per l’avanguardia surrealista e per la Pop Art. Se per il Futurismo sono stati necessari quasi cento anni, per la Pop Art ne sono occorsi indubbiamente meno. Gli storici dell’arte possono spiegarlo agevolmente e non ci dilunghiamo su questi aspetti. Ciò che conta è il “meccanismo” alla base del fenomeno, vale a dire il “tempo di reazione” della società.

3) Mi pare di capire che questo movimento non è solo un comune movimento artistico, bensì proprio una filosofia, uno stile di vita, qual è il pensiero inista?

Quello che hai appena osservato: una filosofia, uno stile di vita una proiezione etica di un sentire e di un’arte del fare (libera e proiettata in avanti)… sono certo che – già nel rispondere alle domande precedenti – il pensiero inista sia già emerso e sono altrettanto convinto che le domande – assai pertinenti e meditate che mi stai ponendo – offriranno altri spunti per definire ancora meglio il pensiero inista.

Di per sé, è assai difficile definire in modo sintetico un processo in continua espansione e INInterrotta trasformazione. È molto più agevole – credo – trasmettere tale sentire attraverso il flusso delle risposte.

4) Se un qualsiasi artista volesse abbracciare la filosofia inista cosa dovrebbe fare? Come si entra, come si inizia? Ci vogliono dei requisiti speciali?

Inisti si nasce o si diventa? Sono possibili molte traiettorie. Occorre tuttavia distinguere fra autori che producono opere iniste (alcuni le realizzano senza neppure chiamarle iniste e spesso senza neppure aver letto alcunché dell’Inismo) e gli autori che hanno scelto una militanza inista che si manifesta non soltanto attraverso le opere ma appunto nel vivere e sentire lo spirito nuovo che anima la vita creativa, operando attivamente per accelerare le trasformazioni in atto nella società. Si tratta, in questo secondo caso, di autori che militano anche a livello teorico e divulgativo, scientifico e comunicativo. Senza ovviamente trascurare l’aspetto creativo.

Nel primo caso, non occorrono ammissioni in un circolo o in un gruppo, non occorre firmare alcun documento. Le opere parlano da sole e comunicano un essere inista che accomuna molti autori. Nel secondo caso, ovviamente, occorre prima di tutto avere coscienza di tutti gli aspetti della presenza attiva con il contributo – come premesso – di un’azione inista teorica che è politica, sociale, creativa, emotiva, etica e poetica.

5) Con l’Inismo, l’arte non è più esperienza individuale ma sociale, di unione. Cambia tutta la prospettiva, “il mio” non esiste più. Non c’è il rischio di una certa spersonalizzazione dell’arte e dell’essere?

Si tratta a mio avviso di un aspetto parziale. Le opere restano sempre e comunque il “riflesso” di ciascun singolo autore. È solo il sentire (e vivere) le coordinate operative – libere ed estese – che accomuna gli inisti. Diverso è invece il ruolo nei documenti collettivi, primi fra tutti i manifesti, in cui si mira a diffondere il risultato di tale visione, generale o particolare. Diverso è anche l’agire creativo in “opere INI-interattive”, nate – ma in questo caso l’azione è simbolica e soprattutto etica e politica – dalla cooperazione, simultanea o quasi, fra più autori, magari distanti geograficamente e culturalmente. Grazie alla telematica, alle reti di comunicazione, è assai facile operativamente iniziare un’opera, affidarne la prosecuzione a un altro autore, per esempio attivo dall’altra parte dell’oceano atlantico, e trasmettere il risultato a un asiatico che – a sua volta – lo completa o lo ritrasmette al primo autore della serie che lo rielabora… il processo può essere infinito e può essere realizzato in poche ore o nell’arco di mesi, ovvero ripreso e proseguito – senza limiti di sorta – a distanza di tempo da altri autori che vogliono unirsi in questa particolare forma poetica, che a ben vedere, è una nuova forma di “fare poesia” e che non sostituisce le forme personali ma le affianca e le completa con una visione unitaria e multiculturale. Un altro riflesso del sentire odierno.

6) Un’opera inista come nasce? Qual è lo schema operativo? Si comincia da una bozza e poi? Il lavoro è manuale o virtuale?

L’inista espone, in teatro, come quadri, composizioni poetiche fatte di oggetti, ovvero realizza poesie nelle quali i colori sono elementi primari accanto ad altri elementi, per esempio quelli architettonici. Altre composizioni sono state incise per comodità su dischi e nastri (in origine) prima ancora che su cd e dvd (e sui supporti che verranno).

L’arte del fare inista abbraccia tutti i generi e, nello stesso tempo, persegue il cosciente e completo superamento dei generi. Essa attua sistematicamente l’unitarietà dell’espressione poetica. L’inista dipinge sulla tela i suoni che oltrepassano la vocalità umana. L’inista scolpisce (col pennino o col pennello, a volte perfino con lo scalpello) i colori della sua poesia. Poco importa se la tela è una fotografia o un abito: le scritture entrano a far parte della natura e si accostano agli altri elementi prodotti dall’ingegno. In un ambito tanto ampio e libero gli schemi e le procedure sono davvero molteplici e in continua trasformazione. Il fare della mano si affianca a quello del mouse o all’occhio di una videocamera o al microfono e via dicendo.

7) Angelo, questo Inismo esprime un concetto davvero molto ampio, è una vera e propria rivoluzione. Pensi possa rappresentare il concetto del futuro?

Le coordinate creative dell’opera (il nuovo fare che riflette il novo sentire) conducono alla simultaneità percettiva di chi si è emancipato. Ho intenzionalmente risposto “opera” e non “opera inista”. Gli inisti (e non solo agli inisti, ovviamente, ma chiunque ne abbia coscienza) possiedono oggi un’inedita libertà nella fruizione. Il nuovo fare crea – a sua volta – un nuovo sentire nell’esperienza percettiva di chi si è emancipato. Dalla deduzione all’induzione, lo pone in situazione per sviluppare, nella sua vita, il suo nuovo fare. Nell’idea inista: il fare di oggi modella il sentire di domani. Ecco perché «il creatore di oggi è colui che prepara il poeta di domani».

La rivoluzione – espressa in questi termini – è già in atto. L’Inismo, dunque, non si prefigge di esserne l’unica espressione ma cerca – con rigore e liberta, con studio e passione – di sostenere e diffondere tale processo (prima di tutto, culturale) con tutti i mezzi a sua disposizione. Non siamo gli unici né i primi. Siamo tuttavia quelli che lo hanno fatto in modo sistematico e cosciente per una trentina d’anni e intendiamo proseguire a farlo.

8) Credo di aver capito che voi inisti mettiate sullo stesso piano poesia e scienza, due materie completamente opposte, la prima l’astrazione, la seconda la razionalità, come legate la cosa?

Hai perfettamente colto lo spirito che – nella nostra visione, nel nostro sentire – accomuna, senza pregiudizi e limitazioni, scienza e poesia. Passione, emotività, ricerca, operatività, incanto, meraviglia, intelletto, studio e riflessione concorrono a un sentire almeno altrettanto multimediale di quanto lo siano – nelle nostre intenzioni (e in quelle di tutti gli autori che hanno piena coscienza del nostro tempo) – le opere che realizziamo. E che costituiscono – prese tutte insieme – la “traduzione” di un sentire ampio e articolato in opere accomunate non tanto dalle tecniche multimediali ma dalla “coscienza multimediale”.

9) Cos’è il nuovo per te? E abbiamo così tanta necessità di nuovo?

Oggi si sono allargati i confini della realtà. La poesia possiede una forza inedita che risiede nel suo quasi illimitato numero di possibilità: se sarà opera di un creatore, allora offrirà l’astratto dove si richiede l’astratto; l’immaginario dove si richiede l’immaginario e così via, di sinfonia in sinfonia, di visione multipla in visione multipla e, plausibilmente, universale (quanto lo è il comunicare libero ed esteso oggi consentito dalle reti informatiche se le si usa in modo cosciente e consapevole).

10) Parlami del nuovo libro, un libro di una sola pagina (immaginato, grosso modo, della grandezza di un comune foglio A4 o inferiore per le edizioni tascabili) e comandi tecnologici per visionarlo e non solo, per sentirlo, quando potremo avere un libro così? Il progetto va avanti?

Quel libro esiste già… ce l’abbiamo sotto gli occhi o lo possiamo osservare nelle vetrine dei negozi. Il poeta (inista, in questo caso) l’aveva descritto molti anni prima che gli ingegneri lo realizzassero (nel 1987, infatti, lo abbiamo “raccontato”, quale opera già allora realizzabile, nel nostro secondo manifesto) e i vari tablet e palmari – oggi assai diffusi – ne sono un possibile esempio di applicazione pratica. In molti ritengono che saranno strumenti di questo tipo a sostituire presto i personal computer. È altrettanto ovvio che l’essenza di poesia dipende e dipenderà dal software impiegato… se il software verrà immaginato e realizzato da un poeta sarà un romanzo o un sonetto multimediale, una poesia che si estenderà non solo su diversi piani espressivi ma investirà innumerevoli sfere emotive, sensitive, creative. Anche sul display o, meglio ancora, su un touch-screen.

11) Dunque voi inisti rinnegate l’opera del passato?

Tutt’altro. L’opera creativa è sempre esistita, in ogni epoca. Ogni periodo storico ha avuto poeti e artisti novatori. Noi inisti amiamo e difendiamo (e non di rado ne abbiamo scritto in saggi e documenti) il “ruolo oscuro” di tanti autori che – prima di noi – hanno operato guardando avanti. Gli inisti non amano la ripetizione, l’imitazione, l’uso di luoghi comuni, l’accademismo e tutto ciò che allontana l’uomo dall’esercizio libero e consapevole delle sue capacità inventive e creative. Anche questi caratteri negativi sono stati e continueranno a essere in ogni epoca. Perciò li contestiamo – motivando – e li contesteremo – continuando a motivare – con tutte le nostre forze. Perciò proponiamo e continueremo a farlo una via libera e creativa. Novatrice, appunto.

12) Vostra citazione “Prima l’opera d’arte era sintesi ed esposizione, ora è pure analisi e scoperta”, però dico io non dimentichiamo Leonardo da Vinci, anche lui ha legato l’arte all’analisi e alla scoperta scientifica o non?

Neppure noi abbiamo dimenticato Leonardo, infatti… proprio in seguito al continuo studio, all’analisi e alle ricerche sviluppate con ottica comparatistica, si amplifica quel “grado di sentire” che abbraccia tutto. E abbraccia tutto in un’opera che sempre più difficilmente resta “confinata nel suo genere” (un quadro inista non sarà mai soltanto un quadro, così come, in una poesia inista, una nota fa rima con un disegno o una luce o un capitello).

Il genio di Leonardo è universalmente riconosciuto – oggi – per aver saputo sentire e guardare “oltre”. Non dimentichiamo, però che nel suo tempo (e per diversi anni successivi alla sua opera) le sue ricerche e i suoi studi non sono stati compresi. La sua stessa incolumità è stata messa a rischio dall’amore per la conoscenza e dal timore che si ponessero contro il sentire (religioso, ma non soltanto) della sua epoca. Che cosa sarebbe accaduto se fosse vissuto pochi anni dopo, se fosse stato – poniamo – un contemporaneo di Giordano Bruno o Tommaso Campanella? Non possiamo trascurare che i suoi studi sono stati ritenuti, per diversi anni, pericolosi e immorali, intrisi di occultismo e di pratiche magiche. Solo l’indiscussa abilità pittorica è stata compresa più rapidamente. E, in parte, alcune realizzazioni ingegneristiche e militari (poiché i potenti dell’epoca erano quanto mai interessati ai possibili vantaggi pratici delle sue competenze).

La frase oggetto della domanda è appunto rivolta (con l’enfasi tipica dei manifesti) a quanti sono ancora convinti della validità dei primi due elementi. E trascurano gli altri due, almeno altrettanto necessari per la genesi di un’opera creativa. Semplicemente, miriamo a diffondere nel modo più ampio la consapevolezza che si tratti di quattro processi simultanei e necessari.

13) Concludendo, qual è il vostro obiettivo?

L’operare inista compie la sua sintesi dinamica nel solco di una rivoluzione ragionata che parte dal fonema (in quest’ottica, appare quasi superfluo ribadire l’uso non occasionale dei sim­boli della fonetica interna­zionale nella scrittura poetica) e si proietta oltre la parola (di per sé intesa, come premesso, nel senso più ampio) verso i territori sterminati di piani sovrapposti di creatività assoluta (piani sfere creative emotive…).

Ne conseguì, fra l’altro, una sicura conferma che in ogni uomo esista un poeta da scoprire. Per trovarlo, occorre dunque cercare il modo migliore per renderlo consapevole (o più consapevole) dell’esistenza di tante potenzialità ancora inespresse, inutilizzate o, peggio, male impiegate.

L’esercizio costante di quella preziosa risorsa che è la creatività pretende da ognuno il meglio delle proprie capacità. Lo scoglio più difficile da superare è spesso loca­lizzabile nel passaggio da un’idea nuova alla sua attuazione, vale a dire l’azione cosciente e coerente che – in assoluta libertà – dovrebbe conseguirne. È necessario, allora, trovare il gesto creativo da contrapporre – caso per caso, colpo su colpo – all’eccessiva invadenza di stereotipi e omologazioni.

Se il nostro operare, congiunto a quello di tanti altri autori liberi che vivono con altrettanta coscienza il nostro tempo, riuscirà a rendere gli uomini più liberi e consapevoli, attuando nel vivere e nell’agire la valenza etica dell’arte e della creatività, un giorno saremo ricordati per aver contribuito a un processo comunque in atto ma – auspichiamo – ci verrà riconosciuto il merito di averlo favorito e accelerato.

Ancora opere iniste di Angelo Merante

Angelo Merante

Artista, poeta e scrittore, opera da oltre trent’anni con diversi mezzi espressivi, da quelli convenzionali (pittura, grafica, fotografia) a quelli di più recente introduzione (computer grafica, sintesi sonora e ibridazioni fra tecniche differenti).

È uno dei primi e maggiori esponenti all’Inismo (da INI, acronimo di Internazionale Novatrice Infinitesimale), corrente creatrice internazionale fondata a Parigi da Gabriele-Aldo Bertozzi nel gennaio 1980 e rapidamente diffusasi in Europa e nelle Americhe. Dopo aver contribuito alla diffusione, in Francia e Italia, del primo manifesto dell’Inismo (settembre 1980), ha partecipato a quasi tutte le attività dell’avanguardia inista, impegnandosi in tutti gli ambiti (creativo, teorico e militante) attraverso saggi, conferenze e dibattiti in Italia e all’estero. È stato sempre in prima fila nella stesura, presentazione e diffusione di testi ufficiali (manifesti e documenti). Ha esposto in Italia (Roma, Firenze, Venezia, Bologna, Napoli, Genova, L’Aquila, Cagliari, Pescara, Bari, Chieti e altre) e all’estero (Francia, Spagna, Stati Uniti, Finlandia, Argentina). Fra tutte, si ricorda che le sue opere iniste figuravano nelle principali collettive proposte dall’avanguardia parigina, in particolare negli anni ‘80. Inoltre, nel gennaio del 1985, curò e diresse la prima esposizione interamente inista in Francia, presso l’Università di Poitiers. Degna di nota è stata la sua partecipazione a importanti rassegne internazionali sull’avanguardia svoltesi presso il Grand Palais di Parigi (Signes-Écritures dans l’art actuel, 1985, e Salon Comparaisons, 1988). Frutto della sua incessante attività di promozione e diffusione culturale furono anche le due grandi esposizioni multimediali dedicate all’Inismo internazionale svoltesi presso il Museo Statale d’Arte di Kemi (Lapponia finlandese, 1994 e 2000) per le quali curò l’allestimento e coordinò la partecipazione di inisti operanti in Europa e nelle Americhe. Si ricordano, ancora, i numerosi interventi poetici e teorici di Merante in Spagna, specialmente negli anni ‘80 e ‘90, con varie pubblicazioni d’avanguardia e la partecipazione alle trasmissioni radiofoniche di Ars sonora, una sorta di festival della poesia fonetica e sonora (Radio Nacional de España, F.I.R.A., edizioni del 1990 e 1991). Sue opere fanno parte di prestigiose collezioni francesi, statunitensi e italiane. Merante è stato l’ideatore (1985) e fra i principali teorici dell’Inika Sonorika (espressione inista che mette in risalto le potenzialità poetiche e musicali inedite delle parole). Ha pubblicato numerosi saggi sull’argomento e un esteso resoconto dell’Inika Sonorika (documenti, testi teorici, partiture e frammenti sonori) è contenuto nel saggio di Giovanni Fontana (La Voce in Movimento, libro e CD, 2003) sulle “scritture e strutture intermediali” nella pratica poetico-sonora del ‘900. Autore di romanzi e racconti inisti (fra i quali, Città. Introduzione a un nuovo concetto di romanzo, Roma, Nove Editrice, 1984, Da sommINIstrare prima d’INIziare, 1990, Verso il verso, ma in direzione opposta, 1994, Frammenti inediti per una meta-lettura inista…, 2011), Merante ha pubblicato anche un’opera teatrale (Il Colore del Segno, 1996), pubblicata in traduzione spagnola dalla rivista Art Teatral in un numero speciale dedicato al teatro italiano contemporaneo. È coautore del secondo manifesto INI, Apollinaria Signa (1987), del successivo La Videoinipoesia. Manifesto inista (1990) e del Manifeste de la critique iniste (2005).


 

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