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3 novembre 2011

Omaggio a Pasolini

Si può disutere sull'uomo,anche sull'artista,certo è che non si può discutere sulla sua trasgressione al conformismo intellettuale e sul suo coraggio di sovvertitore di regole consolidate nel mondo culturale.Pasolini fu ,sopratutto uno che delle regole e dei compromessi tanto facili nel business della cultura ufficiale,se ne fregò.

Il suo primo romanzo “Ragazzi di vita” del 1955, fu bollato come troppo crudo, violento, ritirato dalle librerie per un anno, quasi censurato. Il suo terzo libro,, (il secondo era stato “Una vita violenta“) Teorema, fu ritirato dallo stesso Pasolini dalla lista dei libri partecipanti al Premio Strega con questa motivazione:
 

 

“Perché ho usato questa violenza contro il mio legalitarismo e il mio rispetto per le formalità democratiche? Perché ero posto di fronte a un dilemma: o andarmene, scorrettamente – e questo era male – o restare – correttamente – e questo era un male ancora peggiore. (…) È vero che già altre volte avevo partecipato al premio: con Ragazzi di vita, nel ’55 o ’56, e con Una vita violenta nel ’59: e l’elettorato ha decretato una mia dimostrativa sconfitta: ma quelli erano altri tempi, erano gli anni Cinquanta, con l’Italia ancora paleocapitalistica, col suo Sud, i suoi sottogoverni ecc. ecc. Ora tutto è cambiato: mentre allora il Premio Strega era, come dire, una cosa in famiglia, pareva, partecipandovi, di andare a giocare a tombola coi vicini di casa (…) Oggi invece il Premio Strega è venuto a fare parte integrante di quella che si chiama «industria culturale» e si inquadra in una Italia borghese di tipo nuovo, contro cui non incombe più la minaccia romantica e antiquata di una rivoluzione operaia, che non è poi avvenuta. Il «malcostume» dunque non è più un fenomeno parziale, all’interno di un particolarismo sociale (la vita letteraria), ma è un fenomeno integrale, riguardante la società italiana nel suo insieme. (…) INSOMMA, sono venuto a conoscenza di fatti (di cui purtroppo non posso né, credo, potrò mai produrre prove) che mi hanno convinto che il Premio Strega è completamente e irreparabilmente nelle mani dell’arbitrio neocapitalistico. Devo rendermene complice? Un editore certamente ha il diritto di fare le pressioni che vuole: i suoi interessi sono di tipo industriale: e di fronte alla concorrenza, lo sappiamo, i «padroni», sia pure addolciti dal nuovo corso, sono capaci di tutto. I miei interessi, invece, sono di tipo culturale: il mio esser capace di tutto può consistere dunque in una sola cosa: protestare. Così mi ritiro scorrettamente dalla seconda votazione del premio per protesta: protesta contro l’ingerenza dell’editore industriale in un campo che io considero ancora, arcaicamente, non industriale: cosa che si concretizza nella creazione di valori falsi e nella soppressione di quelli veri. Soppressione, dico. Perché il neocapitalismo non ha scrupoli: l’America reazionaria lo insegna. Circolano parole d’ordine e veline. Di questo libro si può parlare, di quest’altro si taccia; questo libro vinca un premio, quest’altro no. Guai a te, Direttore di rivista, se fai recensire favorevolmente questo libro. E se tu, Scrittore, non fai una recensione buona di quest’altro libro, me la pagherai: infatti nessuno dei miei rotocalchi parlerà più di te. Ah, tu, Letterato, sei amico di quest’altro letterato? Ebbene, tradiscilo, altrimenti non ti rinnovo il contratto con la mia casa. Sei il votante di un premio? Bene, dammi la scheda, o entri nella lista di proscrizione. Bè, prendi questi soldi, dammi la scheda. Ah, vecchi tempi, in cui una delegazione di votanti dello Strega andava da uno scrittore (buono) a pregarlo di ritirarsi dal premio perché la figlia di un altro scrittore (buono) doveva sposarsi, e quindi il milioncino del premio occorreva a lei! Ora l’industria del libro tende a fare del libro un prodotto come un altro, di puro consumo: non ha bisogno dunque di buoni scrittori: cosa a cui fa perfetto riscontro la richiesta della nuova borghesia, che parrebbe completamente padrona della situazione, di opere di svago, di evasione e di falsa intelligenza. Ripeto: non voglio rendermi complice in alcun modo di questo stato di cose. Ma come odio la complicità, odio anche il compromesso.

L’elenco dei suo film è un elenco di capolavori: Accattone, Mamma Roma, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci ed Uccellini, Edipo Re, Teorema, Il Decameron, Dalò e le centoventi giornate di Sodoma, solo per citare i più famosi.

Uno dei suoi pensieri più famosi è stato ” I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri”.


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permalink | inviato da shobat il 3/11/2011 alle 14:18 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

18 febbraio 2011

Falsa democrazia

 
“Alterità radicale”. Pasolini, la falsa tolleranza e il falso laicismo di certa sinistra PDF Stampa E-mail
sabato 16 ottobre 2010

pasolinipierpaolo.jpgLa previsione di Pasolini si è avverata, non solo in Italia, ma nel resto della società occidentale dove, proprio in nome del progressismo e del modernismo, si è affermata una nuova classe di potere totalizzante e trasformista, di certo più pericolosa delle tradizionali classi conservatrici. "Contro tutto questo - concludeva Pasolini - voi non dovete fare altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticate subito i grandi successi e continuate imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare".

Nel testo dell'intervento che Pier Paolo Pasolini avrebbe dovuto tenere al Congresso del Partito radicale del novembre 1975 - che poté essere solo letto, davanti ad una platea sconvolta e muta, perché due giorni prima Pasolini moriva ucciso, il poeta e saggista interveniva con acuta precisione sula "alterità dei radicali".

"...Alterità (non semplice alternativa) che per sua stessa natura esclude ogni possibile assimilazione degli sfruttati con gli sfruttatori ... Alterità che avrebbe dovuto modificare radicalmente i rapporti sociali esistenti: ossia, detta antropologicamente, la cultura esistente ..." - scriveva Pasolini -.

"... Caro Pannella, caro Spadaccia, cari amici radicali, pazienti con tutti come santi, e quindi anche con me: l'alterità non è solo nella coscienza di classe e nella lotta rivoluzionaria marxista. L'alterità esiste anche di per sé nell'entropia capitalistica. Quivi essa gode (o per meglio dire, patisce, e spesso orribilmente patisce) la sua concretezza, la sua attualità ... 

Dunque, bisogna lottare per la conservazione di tutte le forme, alterne e subalterne, di cultura. E' ciò che avete fatto voi in tutti questi anni, specialmente negli ultimi. E siete riusciti a trovare forme alterne e subalterne di cultura dappertutto: al centro della città, e negli angoli più lontani, più morti, più infrequentabili. Non avete avuto alcun rispetto umano, nessuna falsa dignità, e non siete soggiaciuti ad alcun ricatto. Non avete avuto paura né di meretrici né di pubblicani, e neanche - ed è tutto dire - di fascisti ...".

"...I diritti civili sono in sostanza i diritti degli altri. Ora, dire alterità è enunciare un concetto quasi illimitato. Nella vostra mitezza e nella vostra intransigenza, voi non avete fatto distinzioni. Vi siete compromessi fino in fondo per ogni alterità possibile...

... Ora, la massa degli intellettuali che ha mutuato da voi, attraverso una marxizzazione pragmatica di estremisti, la lotta per i diritti civili rendendola così nel proprio codice progressista, o conformismo di sinistra, altro non fa che il gioco del potere: tanto più un intellettuale progressista è fanaticamente convinto delle bontà del proprio contributo alla realizzazione dei diritti civili, tanto più, in sostanza, egli accetta la funzione socialdemocratica che il potere gli impone abrogando, attraverso la realizzazione falsificata e totalizzante dei diritti civili, ogni reale alterità...".

Il direttore di Quaderni Radicali e di Agenzia Radicale Giuseppe Rippa, intervenendo il 2 ottobre 2010 al Comitato nazionale di Radicali Italiani ha richiamato con molta intensità il concetto di "alterità radicale" che era stato proposto da Marco Pannella nel suo intervento allo stesso comitato e che era un punto qualificante del suo annuncio di iniziare il suo "... Satyagraha, con uno sciopero della fame che temo possa rivelarsi - diceva il leader radicale - il più duro, il più lungo tra quanti praticati, se saprò sostenerlo innanzitutto moralmente


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permalink | inviato da shobat il 18/2/2011 alle 19:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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